24 aprile: sezioni unite cassazione su autocoltivazione cannabis

Modificato da robbi il 2 Aprile, 2008 - 13:39.

Italia. Autocoltivazione piantine di marijuana, decidono le Sezioni Unite della Cassazione.

'Il 24 aprile prossimo sara' un momento importante per migliaia di giovani arrestati e processati per qualche piantina di cannabis coltivata sul proprio balcone.

'Con provvedimento del Primo Presidente della Corte di Cassazione e' stato rimesso alle Sezioni Unite, fissate per il prossimo 24 aprile, il ricorso vertente sulla configurabilita' o meno del reato produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all'art. 73 del d.p.r. n. 309/1990 e successive modifiche, nel caso in cui si effettui la coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti adducendo quale giustificazione la destinazione ad uso personale del prodotto ricavabile dalle stesse'.

Sul punto, come noto si era ingenerato un contrasto a seguito di alcune decisioni, assunte nel corso del 2007 dalla sesta sezione, che hanno ritenuto non riconducibile la specifica attivita' in questione alla nozione di coltivazione, bensi' a quella di detenzione, con la conseguente possibilita' di verificare la destinazione ad un uso esclusivamente personale'.
'Essendosi la sezione quarta pronunciata, anche di recente, in senso difforme il collegio della quarta sezione, con sentenza del 7 marzo ultimo scorso ha ritenuto di dovere evitare il protrarsi del contrasto richiedendo un intervento nomofilattico da parte delle Sezioni Unite, opzione condivisa dal Primo Presidente della Corte di Cassazione'.

In attesa di 'una profonda riforma della legge sugli stupefacenti, si consumera', il 24 aprile, un momento decisivo per migliaia di giovani sotto processo per aver coltivato qualche piantina di cannabis, magari sul balcone della propria abitazione, pur di sottrarsi al mercato criminale alimentato dalle leggi proibizioniste. Sono possibili colpi di mano rispetto ad un orientamento non proibizionista, ragionevole e ragionato, di recente piu' volte ribadito dalla Sesta Sezione Penale della Corte'.